Santelli, i Carabinieri e il futuro della Calabria

di Guido Talarico

Ha destato tanto scalpore e non poca ilarità la scelta del neo governatore della Regione Calabria, Jole Santelli, di nominare assessore all’ambiente l’uomo che arrestò Totò Riina, vale a dire Sergio De Caprio, meglio conosciuto come “Capitano Ultimo”. Contrariamente all’opinione prevalente penso che Santelli abbia fatto una mossa giusta, politicamente anticipatoria. Sono infatti convinto che tra non molto regioni come la Calabria siano condannate al commissariamento. Il fallimento totale delle ultime giunte, di desta e di sinistra, dimostra infatti l’incapacità totale della politica di gestire non dico il cambiamento, che è assolutamente imprescindibile, ma perfino l’ordinario. Il Presidente della Giunta precedente, Mario Oliverio, arrivò a trattenere per sé addirittura dieci deleghe. Una cosa aberrante. Voleva dire con quella scelta che non si fidava neppure dei suoi compagni di coalizione. (In fondo a questo articolo aggiungo per curiosità il testo integrale del disposto apparso sul Bollettino Regionale in merito alle deleghe di Oliverio. Nel suo piccolo è un atto che potrebbe passare alla storia!) Santelli entra dunque in questo solco, ma lo fa con coraggio, con sfrontatezza. Mettendo al vertice di un assessorato chiave un carabiniere di primissimo piano non fa altro che confermare una cosa ormai nota e sotto gli occhi di tutti. E cioè che la politica è incapace di fare la sua parte. Anche la scelta di dire governo da Roma, che ha provocato altrettanto scalpore, è in realtà una scelta coerente. In una regione che ha il consiglio in una città e la giunta in un’altra, volete che faccia tutta questa differenza se il governatore sta due giorni a settimana a Roma? Io penso che Santelli ha fatto la mossa giusta. Con la nomina di De Caprio ha alzato l’asticella per dire a sé stessa e ai suoi compagni di coalizione che l’alternativa all’inefficienza è l’arrivo dei Carabinieri. Personalmente è da anni che vado dicendo che questa è l’unica soluzione praticabile. Un commissariamento decennale, la sospensione della democrazia per evidente “impraticabilità di campo”, la ricostruzione, il rilancio economico e poi, finalmente, si riparte con le elezioni. Mi auguro che Santelli abbia la forza di smentire 30 anni di mal governo e di ribaltare le sorti di un territorio ultimo tra gli ultimi. Ma temo che non sarà così. Il mio timore si basa sulla constatazione di una debolezza strutturale che deriva dalla povertà intrinseca della regione. Mi spiego meglio. In Calabria l’economia reale è minima: un po’ di agricoltura e di turismo. Niente di più. Poi c’è l’economia pubblica, la burocrazia. Dalla sanità ai forestali, dalle province agli enti inutili: la regione vive di questo. Dunque la politica non è altro che gestione clientelare delle cose pubbliche. Un sistema vischioso, malsano, irrefrenabile che alla fine obbliga la maggioranza dei cittadini a privilegiare non il politico capace che merita ma l’amico dell’amico, lo spicciafaccende e il malandrino di turno. Non sono i politici il problema, ma la debolezza degli elettori. E questa miseria è, come dicevo, strutturale. Ci vogliono visione, capacità amministrative ed anni di lavoro. La Calabria ne avrebbe tutte le risorse e le capacità. Ma è imprigionata da un sistema che anno dopo anno la degrada sempre di più. E allora perché sorprendersi dell’attivismo di Gratteri che vuole rivoltare la regione come un pedalino o dell’arrivo dell’Assessore Mascherato? Il film è questo. Jole Santelli ha fatto bene a esordire così. Io non glielo auguro, ci mancherebbe. Ma temo fallisca anche lei perché, l’ho già detto, questa regione per le condizioni in cui si trova non la salva neanche Batman. Questo dunque sembra il primo passo: dopo De Caprio forse finalmente arriverà un Commissario Mori o un Generale Dalla Chiesa a restituire a questa terra un po’ di pace e un po’ di dignità.

 

 

 

 

 

 

 

Questo il testo integrale del paragrafo 2 del dpgr n° 27/2018 pubblicato sull’ultimo Burc (Bollettino ufficiale Regione Calabria):

“Il Presidente della Giunta regionale ha la rappresentanza istituzionale della Regione, nonché la rappresentanza negoziale e processuale, con esclusione delle materie di competenza del Presidente del Consiglio regionale o dei dirigenti; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali, dirige la politica della Giunta, esercita i diritti del socio nelle società partecipate. Ove non ricorra un’espressa riserva di legge o di regolamento in favore di altri organi: accorda le intese ed i concerti richiesti dalle altre autorità; nomina gli arbitri della Regione nei relativi giudizi o concorre alla loro nomina quando essa è congiunta; effettua le nomine negli enti e nelle società; risolve i conflitti in materia di deleghe agli Assessori. Riserva alla sua competenza esclusiva le seguenti materie: – affari generali della Giunta, verifica dell’attuazione del programma di governo, comunicazione e coordinamento delle attività di promozione dell’immagine della Regione, fondazioni regionali, parità e pari opportunità, legalità e sicurezza, innovazione tecnologica, infrastrutture immateriali, e-governement ed agenda digitale, programmi speciali U.E., politiche euro-mediterranee, internazionalizzazione, cooperazione tra i popoli, emigrazione e politiche per la pace; – tutela della salute e politiche sanitarie; – protezione civile e meteo regionale; – agricoltura e risorse agroalimentali; – programmazione nazionale e comunitaria; – università e diritto allo studio universitario; ricerca scientifica e innovazione, alta formazione, progetti di studio e ricerca, distretti tecnologici; sport, politiche giovanili, associazionismo e volontariato sportivo; – turismo e promozione turistica; – programmazione, pianificazione e gestione del ciclo integrato dei rifiuti e delle acque; – dissesto idrogeologico e cartografia regionale; – ogni altra materia non espressamente attribuita alla competenza di un Assessore”.