La verità su Guzzetti

di Luciano Terreri

Da più di tre mesi, quasi quotidianamente, la stampa, con la lodevole eccezione di poche testate, dedica ampio spazio, in termini entusiastici, a Giuseppe Guzzetti, in occasione della conclusione del suo mandato quale Presidente della Fondazione Cariplo e dell’Acri dopo oltre due decenni. Il rispetto della verità che dovrebbe comunque e sempre prevalere, esige che si faccia luce su alcuni fatti incontrovertibili che contrastano radicalmente con quanto viene comunicato sul personaggio. Guzzetti che, giustamente non vuole essere definito “banchiere”, è più che altro un esponente della Democrazia Cristiana, premiato, alla fine del suo percorso politico con la carica di Presidente della Fondazione Cariplo, ottenuta, dunque, non per meriti o competenze specifiche in campo finanziario o bancario, né pregresse attività filantropiche di grande rilievo.

Egli viene definito il “creatore” delle fondazioni di origine bancaria, quando, invece, è Giuliano Amato il vero ideatore, al quale si deve il merito di aver separato l’anima finanziaria da quella sociale delle Casse di Risparmio. Lo spirito della sua legge era di far sì che le fondazioni uscissero dalle banche e che la politica uscisse dalle fondazioni. Della mancata attuazione dello spirito della legge “Amato” Guzzetti è stato sì, il vero protagonista, facendo in modo che la quasi totalità delle fondazioni associate all’Acri non uscisse dal capitale delle banche e continuasse a mantenere una qualificata rappresentanza politica negli organi delle associate, portandole così alla drammatica situazione in cui quasi tutte oggi si trovano. Quindi, più che “creatore”, egli è stato il “distruttore” delle fondazioni.

La pretesa affermazione che l’indipendenza delle fondazioni di fronte alla legge “Tremonti” sia stata merito di Guzzetti, si scontra con la tempistica con cui alcune fondazioni, prima dell’Acri, decisero di intraprendere l’opposizione per via giudiziaria alla legge “Tremonti”, nel momento in cui costui aveva deciso di pubblicizzarle. Infatti, davanti alla Corte costituzionale, le fondazioni si sono presentate separate, con linee difensive diverse, alcune più concilianti, come quelle dell’Acri, altre più intransigenti circa la difesa della natura privata delle fondazioni, come quelle di origine associativa.La costante accondiscendenza verso le richieste dello Stato e di Banca d’Italia, che ha caratterizzato la linea d’azione dell’Acri sotto la guida di Guzzetti, ha fatto sì che le fondazioni non abbiano mai cessato di puntellare il sistema bancario in difficoltà, e abbiano aderito a organismi sostanzialmente pubblici, in contrasto col dettato della sentenza della Corte costituzionale, come la Cassa Depositi e Prestiti, (operazione sbagliata anche finanziariamente, visto che la conversione delle azioni privilegiate in azioni ordinarie costò alle fondazioni 750 milioni di euro), o siano intervenute in operazioni esogene rispetto alla loro missione, come quella del Fondo Atlante, destinata anch’essa a salvare banche in difficoltà, peraltro senza successo.

Non ci pare, insomma, che Guzzetti possa essere definito “creatore” o “difensore” delle fondazioni, né banchiere, né uomo di finanza, né salvatore del welfare, ad onta delle quasi quotidiane celebrazioni che si scontrano anche con il buon gusto. Ci pare, invece, che egli si sia adoperato molto per fare esattamente il contrario di quanto sarebbe stato giusto e opportuno fare. In più, se si va a guardare attentamente alla sua gestione come Presidente della Fondazione Cariplo, tanto lodata, ci si accorge che essa, con quasi 8 miliardi di patrimonio ha distribuito, in oltre venti anni, 2,8 miliardi, e presentato due bilanci in disavanzo, mentre altre, con un patrimonio molto inferiore, hanno erogato di più in proporzione. Poiché il mandato di Guzzetti scade il 27 maggio, e non è dato di sapere quanti altri commiati abbia in programma, diversamente da altri suoi colleghi Presidenti che hanno lasciato l’incarico nel giro di due settimane, si suggerisce al personaggio di concludere il suo mandato in maniera più sobria.