La Cina non corre… vola? I punti di forza e le fragilità del gigante asiatico

La Cina non corre vola. Il libro di Simona Agostini, edito da Intermedia,  attraverso i saggi, articoli e analisi, sintetizza il felice momento di irresistibile ascesa che il paese  sta vivendo, un’ascesa, va detto, cominciata, non certo ora, ma alla quale diede inizio, oltre 36 anni fa, nel dopo Mao, Deng Xiao Ping, che  inaugurò un nuovo corso all’insegna delle  riforme e dell’apertura, sia pure in misura minima, al  libero mercato e  invitò il Partito a percorre una propria via, quella  del socialismo con caratteristiche cinesi, formula che mirava a giustificare  la svolta capitalistica armonizzandola con l’ideologia mai abbandonata dal Pcc del  marxismo leninismo e collocandola all’interno di una teorizzata Fase Primaria del Socialismo, stadio necessario alla realizzazione dell’ideale di una  società comunista perfetta.

Un percorso, dal quale nessun leader successivo si è mai discostato. Ma a cui ciascuno, da Zhao Ziang a Jiang Zemin a  Hu Jintao , ha dato il suo contributo.

La fase Primaria del Socialismo in Cina non si è ancora ufficialmente conclusa.  Come i suoi predecessori,  neppure Xi Jiping, leader della quinta generazione, alle redini del partito dal 2012, ha abbandonato il cammino tracciato da Deng. Anzi, lo  ha fatto suo, adattandolo  ai nuovi tempi, attraverso riforme miranti a migliorare qualitativamente la società, a trasformare la Cina in  un moderno paese socialista, moderatamente ricco, bello e verde, dotato di un esercito efficiente, una potenza globale posta al centro della scena internazionale. Questo è l’impegno che si è assunto Xi  lo scorso novembre scorso parlando dinanzi ai 3000 deputati riuniti per il XIX Congresso del Popolo, che lo ha riconfermato alla leadership del Partito  per altri cinque anni.

E il suo pensiero sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova  era ha riscosso un tale successo che è stato inserito tra le linee guida dello statuto del Pcc, un privilegio toccato finora, oltre che a Marx, al Grande Timonierie Mao e a Deng Xiaoping.

Nella ritualità cinese, nulla è casuale o gratuito. L’avere inserito il pensiero di Xi nello statuto del partito è stato più che un atto simbolico. E’ stato un segnale, il segnale forte e chiaro del fatto che il partito, ha bisogno del segretario, che lo ha salvato e ha salvato il paese da un golpe ordito, come pubblicamente ha svelsto Liu Shiyu, capo della Commissione di controllo della Borsa Cinese, da figure di alto rango del Pcc,  subito rimosse tra cui  l’astro nascente Sun Zhengcai. Un segnale forte e chiaro anche del fatto il Partito  ripone totale fiducia in lui e che per questo ha ritenuto necessario  affidargli un potere più ampio.  E non è tutto. Nella  riunione successiva al Congresso del Popolo, che si è tenuta il 19 gennaio scorso, il Comitato Centrale del Pcc, ha ufficialmente proposto di inserire il pensiero di Xi anche all’interno della stessa costituzione dello stato, con un apposito emendamento che il congresso del popolo sarà chiamato ad approvare tra fine febbraio e inizio marzo –una procedura rara, alla quale si ricorse  l’ultima volta nel 2004 per includere nella carta garanzie per la proprietà privata e i diritti umani. Una mossa  che sta  inequivocabilmente a significare  che Xi, che controlla Politburo, rinnovato in novembre, e che accentra nelle sue mani decine di cariche politiche,  tra cui quella di capo delle forze armate, dispone per i prossimi anni di un mandato fortissimo.

Xi e la  Cina di Xi sembrano dunque proiettati  verso un grandioso futuro.  La Cina è una potenza, che può confrontarsi con gli Stati Uniti (che sono in declino).  E’ la seconda economia mondiale, la prima se si fa riferimento all’indice di parità del potere d’acquisto. La prima in export, la seconda in import. La  Cina è anche il  paese che dal 2009 sta contribuendo maggiormente alla crescita mondiale, per circa il  30% come ha detto lo stesso Xi.   Ma le sfide da affrontare sono tante ed enormi. E tante le fragilità, forse poco raccontate, ma non certo negate dalla leadership.

Intanto diciamo subito che il Pil non cresce più  come una volta. Il Fmi prevede per il 2018 che sarà del 6,9%,  oltre le aspettative del governo. Nel 2012 quando Xi salì al potere, la crescita del Pil era del 7.9% . Nel 2016 non è andata oltre il 6,5%, segnando un record negativo in 25 anni. Nel 2014 era stata del  7,4% , e agli inizi del Duemila  del 10%  e oltre.  Va detto anche che la Cina, che ha un pil nazionale  che cresce a livelli pazzeschi, ha invece un pil pro-capite da paese in via di sviluppo, con il Fmi che  la colloca al 70esimo posto (l’Italia è al 35esimo) «Mai il mondo aveva visto un’economia così grande, così ricca e così povera allo stesso tempo», si legge nell’analisi di Eic, Es, Bi, Ci HSBC, una delle più importanti istituzioni finanziarie del mondo.

Quanto all’export, nonostante la forte ripresa registrata lo scorso anno, le previsioni a lunga scadenza  non sono rosee. Una contrazione sarà inevitabile per molteplici fattori esterni, tra cui la politica fortemente protezionistica statunitense, ma anche per l’inevitabile aumento del costo del lavoro cui il paese va incontro.

La Cina dovrà fronteggiare il problema dell’invecchiamento della popolazione, frutto della  politica un figlio a famiglia e riformare il suo welfare, modificando il  sistema sociale.

La Cina è  anche segnata da profonde sperequazioni, un solco gigantesco che separa chi vive nell’interno del paese, nelle campagne e tra i monti, e chi vive nelle megalopoli. Dal 2016 oltre 170  milioni di lavoratori si sono spostati nelle aree urbane alla ricerca di un lavoro, 170 milioni di lavoratori esposti a tutto, senza rete di protezione sociale alle spalle. Questo a causa dell’antico retaggio dell’Hukou, un sistema di certificazione di residenza che prevede differenti diritti per cittadini provenienti da diverse aree geografiche: il welfare è finanziato a livello locale e chi, ad esempio, dalla campagna si trasferisce in una metropoli, diventa una sorta di clandestino, al quale non sono garantiti diritti come  la sanità, l’istruzione, l’assicurazione lavorativa. Un sistema che Xi si è impegnato a modificare.

Poi c’è la questione del debito dello stato, cresciuto del 260% rispetto al Pil. Dato questo confermato pubblicamente   in dicembre dallo stesso  Zhou Xiao Chuan presidente della Banca centrale cinese che ha lamentato il fatto che la banca continui a erogare prestiti a enti locali e imprese come un rubinetto sempre aperto.

Non mancano anche problemi di sicurezza interna e  di terrorismo. Ci sono ben note questioni etniche e politiche da dirimere. Il Tibet ma ora soprattutto lo Xinjiang, la regione al  confine occidentale più estremo del paese. Un autentico far west, una spina al fianco di Pechino. Con  abitanti di etnia uigura,  e a maggioranza musulmana, che da sempre si battono per l’indipendenza. Nuove norme antiterrorismo sono state recentemente varate e nelle grandi città sono in atto misure di sicurezza straordinarie.

Rimanendo sul fronte interno, c’è poi la questione della corruzione, contro la quale Xi, suscitando molti consensi, ha promesso guerra senza quartiere. E il Comitato Centrale nella riunione  del 19 gennaio di cui abbiamo parlato, raccogliendo la proposta del segretario, ha chiesto di inserire nella Costituzione anche  la creazione di un nuovo organismo, fortemente centralizzato, la  Commissione di Supervisione Nazionale,  che avrà poteri di indagine e di detenzione. Un strumento ben più potente di quello che ha operato finora all’interno del partito facendo finire sotto inchiesta e in carcere oltre un milione di funzionari.

Questo il quadro che emerge, tante le fragilità, alle quale andrebbero aggiunte le varie dispute internazionali in cui la Cina è coinvolta nel sudestasiatico e le relazioni non sempre facili con l’occidente, nonostante la politica del softpower sulla quale ha tanto investito. Se riuscirà a fronteggiare tutte queste dinamiche Xi entrerà nella storia come un grande leader. E una grande utopia si sarà realizzata. Ma a quale prezzo?

Il libro di Simona Agostini “La Cina non corre…vola”  (edizioni Intermedia) è stato presentato il 25 gennaio nella sede del Rettorato dell’ Università Telematica Pegaso (via di San Pantaleo, 66 Roma)