France Odeon, al film “Guy” la “Foglia d’oro”

A conclusione di cinque giorni di cinema francese di alta qualità che hanno coinvolto un pubblico di diverse generazioni, la giuria composta da Laura Morante, Francesco Bruni, Simona Tabasco ed Esmeralda Calabria ha assegnato il Premio Foglia d’Oro Manetti Battiloro a Guy di Alex Lutz. Il Premio Foglia d’Oro Speciale della Giuria è stato attribuito a  Première Année di Thomas Lilti.  Una menzione speciale va inoltre a Retour à Bollène di Saïd Hamich.

Il Premio Foglia d’Oro Giovani, assegnato da una giuria di studenti coordinata dal professore Alain Bichon, è andato a L’amour flou di Romane Bohringer e Philippe Rebbot. Una menzione speciale va inoltre a Retour à Bollène di Saïd Hamich. Premio anche per Sauver ou périr, che ha ricevuto la Foglia d’Oro per il Cinema Civile.

Durante l’evento conclusivo, sul palco del cinema Odeon, Giovanni  Bettarini  Assessore all’urbanistica e Politiche del Territorio, il direttore Francesco Ranieri Marinotti (foto in alto) e il presidente Riccardo Zucconi si sono dichiarati molto soddisfatti  di questa decima edizione che ha visto i più importanti autori del cinema francese riuniti a Firenze in occasione dello storico festival. Francesco Bruni, membro della Giuria 2018, ha dichiarato che, essendo quella di France Odeon 2018 una selezione che spazia tra i più diversi generi, trovare un criterio di valutazione per film di così alta qualità non è stato facile.

Oltre ai vincitori, alcuni dei titoli particolarmente apprezzati dal pubblico dei cinema La Compagnia e Odeon sono stati Un Homme Pressé, La dernière folie de Claire Darling, Normandie Nue e l’omaggio a Pascal Thomas À cause des filles… et des garçons!?.

Il Festival si è aperto al Cinema La Compagnia con la proiezione del film Le Retour de héros di Laurent Tirard con Jean Dujardin e Mélanie Laurent, molto apprezzato dal pubblico. La proiezione è stata preceduta dal saluto dell’Assessore alla Cultura della Regione Toscana Monica Barni, che ha augurato un nuovo decennio di successi e di film di qualità al Festival di cinema francese di Firenze.

Particolarmente toccante è stata la proiezione in anteprima mondiale del film Sauver ou périr di Frédéric Tellier alla presenza dell’attrice protagonista Anaïs Demoustier e di una nutrita delegazione del corpo dei Vigili del Fuoco di Firenze.

Grande affluenza di pubblico al Cinema Odeon per assistere alla presentazione di Valeria Bruni Tedeschi, accompagnata dalla sceneggiatrice e attrice Noémie Lvovsky per Les Estivants. La regista, nell’introdurre la proiezione, ha sottolineato che, pur vivendo da tanti anni a Parigi, il suo legame con l’Italia rimane primordiale.

Fra le varie iniziative collaterali del Festival, la cerimonia di consegna delle Chiavi della Città al produttore francese di origini toscane Jean-Louis Livi da parte della Vice Sindaco Cristina Giachi a seguito della proiezione di  Rien n’est jamais gagné, documentario su Jean-Louis Livi diretto da Philippe Le Guay.

Altra iniziativa di grande successo, il simposio organizzato all’Istituto Francese di Firenze “Italia, Francia: immaginario comune”, che ha potuto contare sul contributo di figure di grande rilievo nel panorama culturale europeo, a partire dall’Ambasciatore di Francia Christian Masset (foto in basso), che ha evidenziato come  Italia e Francia da sempre abbiano condiviso grazie al cinema un immaginario comune, oggi più che mai importante e necessario per il futuro dei valori europei. In qualità di Presidente dell’Anac, il direttore del Festival Francesco Ranieri Martinotti ha fatto un appello ai registi e agli autori francesi, fra cui i presenti, riferendosi alla video-testimonianza di Jack Lang sulla necessità di condurre una convinta battaglia unitaria a Bruxelles a favore di norme fiscali che obblighino le over the top alle stesse regole a cui sono assoggettate attualmente tutte le imprese audiovisive europee. Per Marc Lazar (politologo e professore di Sciences Po) andrebbe comunque superato il concetto di bilateralismo per ragionare in termini più europei. Anche per il designer Italo Rota vanno cancellati tutti i vecchi schemi con i quali si sono finora immaginate le politiche culturali in Italia e in Europa.

(RED / Giut)