Eritrea libera, pacifica e in piena rinascita

L’Eritrea è un paese proiettato verso il futuro, verso la rinascita. Dopo alcune uscite da parte di organi di stampa che continuavano a dipingere l’Eritrea seguendo ancora la falsa narrativa propagandistica sconfitta dalla  storia, l’ambasciatore di Asmara a Roma, Petros Fessahazion ha deciso di prendere la parola per rispondere puntualmente a questa nuova ondata di menzogne. La risposta è stata affidata ad una lunga dichiarazione all’Ansa. “Il nostro paese ha 4,5 milioni di abitanti ed ha subito una guerra totale non solo dai vicini cugini etiopi con più di 100 milioni di abitanti, ma dal mondo intero suo alleato”, ha detto Fessahazion. “Abbiamo subito in questo periodo intense campagne internazionali di disinformazione che avevano lo scopo di isolare e destabilizzare il nostro paese. L’Etiopia guidata e controllata da un partito etnico minoritario che aveva deciso di espandere la sua dominazione e influenza su tutto il Corno d’Africa, ha ottenuto in questo periodo l’appoggio incondizionato di molti paesi occidentali compresi gli Stati Uniti di Bush e di Obama. Queste azioni destabilizzanti sono state attuate seguendo uno schema che doveva avere come finalità il cosiddetto ‘’regime change’ di un governo considerato troppo indipendente e non disposto ad accettare una dominazione dall’Etiopia. Questo è stato rivelato inizialmente da fonti Wikileaks che sono state in seguito confermate anche da fonti delle varie amministrazioni americane.”

L’ambasciatore è molto puntuale nella sua riccostruzione: “Venne pertanto deciso così: a) di sostenere gruppi e organizzazioni non governative per creare disordini e rivolte in Eritrea; b) di creare gruppi di opposizione esterni; c) di accusare l’Eritrea di sostenere i terroristi di Al Shabab in Somalia per giustificare le sanzioni e impedire così al paese di difendersi, indebolendolo di conseguenza; d) di impedire il trasferimento delle rimesse della diaspora eritrea qualificandole” forzate” e quindi illegali; e) combattere il programma di servizio militare e civile messo in piedi per difendere il Paese e permettergli di ricostruire le infrastrutture del paese; f) cercare di dividere gli eritrei su base etnica e religiosa facendo credere ad una persecuzione etnica e religiosa in un paese conosciuto come un esempio di convivenza.

Quando poi tutte queste azioni si sono rivelate inefficaci – ha continuato Fessahazion –  si è deciso di colpire la gioventù e di promuovere la fuoriuscita dei giovani dall’Eritrea. Il Presidente Obama diede il via con il “famoso” discorso alla Clinton Global Initiative del 2012:” Recentemente – sono le parole di Obama – abbiamo rinnovato le sanzioni su alcuni dei paesi più tirannici tra cui Corea del Nord e Eritrea, abbiamo partnership con i gruppi che aiutano le donne e i bambini a scappare dalle mani dei loro aguzzini, stiamo aiutando altri paesi ad intensificare i loro sforzi e vediamo dei risultati….” L’obiettivo era pertanto quello di svuotare l’Eritrea per impedire di difendersi. Utilizzare poi la fuoriuscita di questi giovani per giustificare le accuse di violazioni di diritti umani e di condannare l’Eritrea alla Commissione dei Diritti Umani dell’ONU. Questo avrebbe permesso di intervenire come si è fatto in altri paesi.

L’Eritrea per fortuna, grazie al sostegno incondizionato del suo popolo e la determinazione del proprio governo , è riuscita a resistere e tutti gli sforzi sono stati premiati con l’Accordo di Pace del luglio scorso con l’Etiopia del primo Ministro Abiy Mohammed (nella foto in alto con il presidente eritreo Afewerki) che ha riconosciuto anche il ruolo importante sostenuto dall’Eritrea per stabilizzare l’Etiopia stessa. Se oggi siamo arrivati ad una Pace che permetterà a tutto il Corno d’Africa di pensare ad un futuro di benessere e di prosperità, è dovuto anche al grande ruolo dell’Eritrea e del suo Presidente. Il 14 novembre scorso all’unanimità l’ONU ha tolto le sanzioni ingiuste all’Eritrea; allo stesso tempo poche settimane fa l’Eritrea è diventata membro della Commissione dei Diritti Umani; ora l’Eritrea ha aperto i suoi confini con l’Etiopia con conseguente libera circolazione delle persone e dei beni. Soprattutto, adesso l’Eritrea si avvia a riprendere quel processo concreto che è stato interrotto nel 1998 dalla guerra con l’Etiopia. E’ un Paese che vuole in primis e fortemente percorrere la strada dello sviluppo e del benessere. Di conseguenza i giovani saranno naturalmente i primi a beneficiare di tutti questi sviluppi positivi perché non saranno più costretti ad emigrare per realizzarsi.

Invitiamo la comunità internazionale e in particolare gli amici italiani – conclude l’ambasciatore dell’Eritrea a Roma – con cui condividiamo storia e cultura da molto tempo, di mettersi in linea con tale cambiamento, tralasciando i pregiudizi del passato. L’Eritrea non è certo ancora un Paradiso. Abbiamo tanti problemi che sono comuni a molti altri paesi. Ma siamo determinati a risolverli adesso che la Pace finalmente ce lo permette. A tutta la Comunita’ Internazionale chiediamo solo di esserci vicini e di sostenere questo processo di rinascita e di rinnovamento.”

(RED Giut)