Eritrea, con l’Unesco può partire la rinascita

La cultura e la bellezza impiegati per arrivare alla pace e alla prosperità. E’ questa la novità che si respira qui in Eritrea dopo la decisione dell’Unesco di proclamare Asmara patrimonio dell’umanità. In realtà i cambiamenti che potrebbero portare ad un maggiore equilibrio di questa parte del Corno d’Africa sono due. Alla decisione dell’Unesco si somma infatti una fase di instabilità e tensione interna dell’Etiopia, storico nemico dell’Eritrea. Addis Abeba dal 15 febbraio scorso, giorno delle dimissioni del primo ministro Hailé Mariàm Desalegn, era senza un governo. Un vuoto politico ed amministrativo che ha origini lontane, finalmente colmato ieri con la nomina a Primo Ministro di Abiye Ahmed, quarantaduenne esponente della maggioranza etnica degli Oromo. Una nomina significativa visto che avviane con il consenso dei tigrini, la minoranza che, grazie al controllo delle forze armate e dell’economia, detiene da decenni il potere in Etiopia ma che ora non sembra più in grado di governare da sola il paese, prova ne sia da un lato questo storico passaggio di consegne agli Oromo dall’altro le violenze esplose in segno di proteta che sei mesi fa hanno costretto l’ex presidente Desalegn ad imporre lo stato di emergenza e poi a dimettersi.

 

Questo cambiamento di equilibri ad Addis Abeba, anche se non del tutto sostanziale, visto che i tigrini controllano comunque i centri del potere etiopico, come dicevamo ha un grande impatto sul conflitto tra Etiopia ed Eritrea. Gli Oromo infatti da tempo manifestano maggiore disponibilità verso una pace stabile con l’Eritrea. Una pace che con la riapertura dei canali commerciali verso il mare ridarebbe impulso ad una economia etiopica oggi in grave sofferenza e largamente mantenuta dai sussidi americani ed europei. “Noi da anni siamo vittime di una campagna internazionale denigratoria, fatte di menzogne costruite per poterci fiaccare attraverso le sanzioni – ci ha detto in una intervista esclusiva il ministro dell’informazione Yemane Ghebre Meskel – contro di noi non c’è una sola prova documentata eppure subiamo ancora le sanzioni. L’Etiopia invece non rispetta né i confini né gli accordi di pace ma nessuno dice e fa niente”. E sulla stessa lunghezza d’onde è l’imprenditore bergamasco Pietro Zambaiti, che in Eritrea lavora da anni occupando nel tessile quasi mille persone. “L’Eritrea è da tempo al centro di una vera e propria campagna di diffamazione – ha detto Zambaiti – tante fakenews sul conto di questo paese si susseguono giorno dopo giorno. La realtà è ben diversa: qui nonostante le difficoltà derivanti dalle sanzioni si lavora bene”.

In questo contesto si inserisce l’Unesco che proclamando la capitale dell’Eritrea patrimonio dell’umanità crea i presupposti per scrivere una nuova pagina nella storia di questo tormentato territorio. Abbiamo girato per giorni Asmara in lungo ed in largo andando dove volevamo, fermandoci nei ministeri, visitando luoghi di culto cattolici, ebraici o musulmani, bar, case private, piazze e luoghi d’arte senza avere alcun impedimento. Questo per dire che è vero, siamo in un paese dove non ci sono elezioni politiche, non c’è il multipartitismo come lo intendiamo noi e dove la democrazia dopo la rivoluzione è stata di fatto sospesa a causa della continua minaccia etiope ai confini. Ma detto questo l’Eritrea non è affatto lo stato canaglia che la propaganda nemica dipinge. Basta girare le strade di questa città dal fascino ineguagliabile, visitare, come abbiamo fatto noi gli ospedali o i cantieri per l’edilizia popolare che entro due anni consegneranno oltre 50mila abitazioni agli emigrati di ritorno, ma soprattutto basta parlare con la gente comune per capire che il caso Eritrea è in larga parte frutto della potente propaganda dell’Etiopia e dei suoi potenti alleati. La mancanza di alternanza democratica così come l’imposizione del servizio militare che tanto fanno gridare allo scandalo sono dovuti allo stato di guerra e in qualche modo anche alle arbitrarie sanzioni che le Nazioni Unite continuano ad imporre contro ogni logica.

Cosi come non vi è dubbio che la Presidenza di Isaias Afewerki abbia da un lato portato a risultati clamorosi per il paese (non si muore più di fame, scuole, università e sanità gratuita per tutti, acqua ed energia elettrica garantiti, aids debellato, infrastrutture create ex novo o riattivate) dall’altro assicurato stabilità ed evitato il sorgere di radicalizzazioni islamiche. Circostanze che ora dovrebbero cominciare a far guardare all’Eritrea come un paese capace di dare un contributo di stabilità all’intero Corno d’Africa. In questo scenario la nomina Unesco di Asmara patrimonio dell’umanità da un’ulteriore contributo e rilancia le prospettive di rinascita dell’Eritrea.  “Asmara – ci ha detto l’ingegner Medhanie Teklemariam, coordinatore dell’Asmara Heritage Project – ha un patrimonio culturale che non ha paragoni in tutta l’Africa. Un patrimonio creato in larga parte da grandi architetti italiani che in tutti questi anni noi abbiamo saputo ben conservare lasciando inalterato l’impianto urbanistico originale. l’Unesco ora certifica e valorizza l’importanza di questa straordinaria eredità e così di fatto avvia l’Eritrea verso una nuova fase”. Ecco perché la cultura e la bellezza rappresentano la migliore chiave di pace per l’intera area.

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